Quella che oggi è una moderna azienda agricola, fu per molti secoli una grancia benedettina.
Quando attorno al 1000 una delegazione di monaci del monastero di Parma arrivò qui, questa terra fatta di foresta e acquitrini, periodicamente inondata dal Po, era luogo ideale per allevarci suini e ovini allo stato brado, ricavare legname, argilla e pesce, e aprirsi un approdo sul fiume. Nel 1143 Papa Lucio II in una pergamena, elencando i beni del Monastero, parla già di Ecclesiam sancti salvatoris de sanguineo cum castro et curte. Dunque i monaci vi fondarono subito una chiesa, ancora oggi consacrata e decorata con affreschi quattrocenteschi, e realizzarono fortificazioni di cui rimangono alcune tracce.

La grancia cominciò così a stagliarsi al centro di una corte di terreni progressivamente bonificati, come mostra una mappa cinquecentesca in cui il complesso risulta già quasi perfettamente corrispondente alla struttura odierna. E’ all’interno di queste strutture agricole, un tempo sparse su tutto il territorio parmense e rette dai monaci, che furono messe a punto le ricette dei nostri prodotti tipici con particolare riferimento al formaggio Parmigiano-Reggiano. Con Napoleone prima e con l’unità d’Italia poi, i monaci hanno lasciato il posto a proprietari privati fino ad arrivare, negli anni ’60, alla famiglia Tiberti.